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giovedì 3 aprile 2008

ESAMOPOLI A BARI: SCOPPIA LO SCANDALO, ESAMI TRUCCATI - PROFESSORI ARRESTATI (4) LA REAZIONE DEL MINISTRO MUSSI

«Apprezzamento alla Magistratura e alle forze dell’ordine di Bari, che hanno permesso - con la chiusura delle indagini - di colpire una struttura di compravendita degli esami nell’Ateneo». E’ questo il primo commento del Ministro dell’Università e della Ricerca, on. Fabio Mussi.
«Le forze dell’ordine e la magistratura - aggiunge - possono contare sul sostegno di un ministro e di quei rettori come quello di Bari prof. Corrado Petrocelli che non da oggi hanno posto la questione morale, la trasparenza, la legalità come questione centrale per il governo del sistema universitario. Fu proprio sulla vicenda della compravendita di esami avvenuta a Bari negli anni passati, che nel luglio 2006, dopo 2 mesi dal mio insediamento, decisi di costituire il Ministero come parte civile contro i casi di malauniversità e di corruzione».
E conclude: «Una scelta che rinnovo con ancora maggiore determinazione. Le università italiane continuano ad essere liberate da corrotti e corruttori».

FONTE gazzettadelmezzogiorno.it

PS IL LISTINO PREZZI DI "ESAMOPOLI"

IL LISTINO PREZZI
Matematica per l’economia, matematica finanziaria, economia politica, diritto commerciale, tecnica bancaria e diritto del lavoro: sono questi gli esami che i due docenti e i quattro dipendenti della facoltà di economia arrestati stamattina dai carabinieri sono accusati di aver venduto agli studenti. Agli arrestati vengono contestati 43 capi di imputazione.
In 57 occasioni i carabinieri del reparto operativo, comandati dal ten.col.Vincenzo Trimarco, hanno accertato la corresponsabilità di studenti che avrebbero sborsato migliaia di euro per superare gli esami o per ottenere tesi di laurea riciclate, cioè sottratte dagli archivi della facoltà.
Questo il listino prezzi per superare gli esami: 2.000 euro per economia degli intermediari finanziari; 1.500-2.000 euro per matematica finanziaria, 1.500 euro per diritto commerciale e economia politica 1; 1.200 per tecnica bancaria; 1.000 euro per economia e amministrazione delle aziende, economia politica 2 e farmacologia generale; solo 500 euro per diritto del lavoro ed economia monetaria.
Più costose le tesi: 2.650 euro per politiche di rientro dall’inflazione; 2.500 euro e 1.800 euro rispettivamente per statistica generale ed economia monetaria.

FONTE gazzettadelmezzogiorno.it


ESAMOPOLI A BARI: SCOPPIA LO SCANDALO, ESAMI TRUCCATI - PROFESSORI ARRESTATI (3) IL CODICE ETICO

E dire che l'universita' di Bari si era data nel dicembre scorso un codice etico da rispettare... questi i risultati!! RIPORTIAMO L'ARTICOLO TRATTO DALL'EDIZIONE DI BARI DE "LA REPUBBLICA" DOVE SI PROCLAMAVA IN POMPA MAGNA LA REDAZIONE DEL CODICE...

L´Università di Bari ha il suo codice etico. Ieri sera il Senato accademico ha approvato per acclamazione il testo di autoregolamentazione che due giorni fa aveva ricevuto il via libera dal consiglio d´amministrazione. A due anni dalle campagne giornalistiche e dalla bozza anti nepotismo presentata da Nicola Colaianni, il mondo accademico barese, si è dotato di uno strumento per allontanare gli scandali di Parentopoli e restituire prestigio all´Ateneo. Il codice etico, presentato al Senato da Luigi Volpe e Antonio Iannarelli, presidenti della commissione mista che per oltre un anno ha seguito da vicino la sua genesi, è stato approvato. Probabilmente, il documento finale non avrebbe ricevuto l´unanimità dei voti da parte dei presidi di facoltà e dei rappresentanti degli studenti presenti. Dopo un lungo dibattito e qualche piccola modifica al testo originale, infatti, alcuni membri del consiglio avevano paventato l´ipotesi astensione. Ma quando il rettore Corrado Petrocelli ha messo ai voti il codice etico nella sala del Senato accademico è partito un lungo e scrosciante applauso.

"E´ stato un momento altissimo per l´intera comunità accademica barese - ha commentato a caldo Petrocelli - l´università intera si è riconosciuta attorno ai suoi valori fondanti e ha deciso di difenderli fino in fondo". Il rettore ieri sera era raggiante per il risultato ottenuto dal codice etico. Adesso sarà un suo decreto ad emanare il documento che entrerà in vigore nel giro di pochi giorni. Dopo la sua pubblicazione sul sito Internet d´ateneo. "Bari adesso si pone come capofila nazionale per la lotta ai mali dell´università - ha commentato Petrocelli - certo questa non sarà la panacea di tutti i mali ma spero che da oggi in poi si parli più della bravura dei nostri ricercatori che degli scandali che in passato hanno travolto l´intera istituzione".

E l´eco dell´innovazione introdotta ieri dal mondo accademico barese è arrivato fino al Parlamento nazionale. Ieri anche l´onorevole Ludovico Vico, parlamentare tarantino del Partito Democratico, ha salutato con gioia la votazione del senato accademico. "Il rettore Petrocelli nei trenta articoli di questo codice - ha scritto in una nota Vico - rilancia l´immagine di un´istituzione estremamente importante per la formazione, non solo didattica, delle nuove generazioni".

Il professor Nicola Colaianni, che due anni fa stese e consegnò al mondo accademico barese la prima bozza del codice etico, non utilizza gli stessi toni trionfalistici per salutare l´approvazione del documento finale: "Con tutti gli occhi puntati addosso e il forte coinvolgimento dell´opinione pubblica - spiega Colaianni - l´Ateneo non avrebbe potuto opporsi a un simile strumento. Spero solo che i dipartimenti non abbiamo deciso di rimandare l´ostruzionismo a un secondo momento". Per funzionare, infatti, un codice sprovvisto di forti poteri sanzionatori ha bisogno di essere condiviso e seguito da tutti. "Il vero problema adesso sarà quello di verificare come le facoltà recepiranno questo strumento. E in questo il ruolo della stampa e dell´opinione pubblica sarà fondamentale".

Divisi invece i commenti del corpo studentesco. Il codice etico viene elogiato da Nicolas Caputo, senatore di Studenti per l´università che lo descrive come: "Un passo importante per recuperare gli errori del passato e tutelare maggiormente gli studenti e l´intera comunità accademica". Diverso il commento degli studenti di sinistra riuniti nell´Udu: "Il codice etico rischia di rimanere una dichiarazione d´intenti - spiega Claudio Riccio - noi non ci sentiremo veramente tutelati senza l´approvazione di uno statuto degli studenti e delle studentesse".

fonte: repubblica.it (edizione locale di BARI)

CLICCA QUI PER SCARICARE IL CODICE ETICO DELL'UNIVERSITA'


ESAMOPOLI A BARI: SCOPPIA LO SCANDALO, ESAMI TRUCCATI - PROFESSORI ARRESTATI (2) LA DENUNCIA DEL RETTORE

INTERVISTA AL RETTORE DELL'UNIVERSITA' DI BARI SULLO SCANDALO SCOPPIATO OGGI DOPO GLI ARRESTI NELL'OPERAZIONE "ESAMOPOLI"

Rettore Petrocelli, lei, secondo quanto ha raccontato il procuratore capo Emilio Marzano, ha garbatamente protestato per le modalità dell'operazione che ha portato all'arresto un professore dell'Università di Bari.
"Ho protestato perché sono indignato per quello che è accaduto questa mattina in città e nella mia università".

A cosa si riferisce, esattamente?
"Al fatto che per un'inchiesta che risale ad oltre un anno e mezzo fa, con fatti che sono stati già accertati, in ateneo sono arrivati i carabinieri con i mitra spianati".

E dunque ha manifestato la sua indignazione al procuratore.
"Certamente. Anche perché non solo si tratta di un professore che nel frattempo è andato in pensione ma in questo ultimo anno nell'Università di Bari abbiamo fatto una serie di cose importanti per evitare corruzione e nepotismo".

Si riferisce all'approvazione del codice etico?
"Abbiamo varato questo importante documento per evitare che le parentele possano essere usate per far carriera all'interno delle facoltà. Insomma c'è stata una svolta importante. Abbiamo compiuto dei significativi passi in avanti anche sul piano dell'immagine per quanto riguarda trasparenza e correttezza che il blitz scenografico di questa mattina rischia di mettere seriamente in pericolo".

Quest'inchiesta dunque riguarda un passato che vi siete messi alle spalle?
"Guardi che tutto è iniziato con la denuncia dell'ex preside della facoltà di Economia Cecchi. Ciò vuol dire che c'è sempre stata una parte sana in questo ateneo. In più devo dire che questi risultati sono anche il frutto di una aperta, franca e sincera collaborazione tra Università e la magistratura, la procura di Bari in particolare".

Nella sostanza, gli studenti cosa devono pensare dei loro professori?
"Io credo che la stragande maggioranza del corpo docente dell'ateneo barese non solo sia onesta ma è sana nel senso più ampio della parola".

FONTE repubblica.it (sezione locale di BARI)



ELEZIONI 08 - PIZZA RINUNCIA, SI VOTA IL 13 E IL 14 APRILE


Le notizie apparse sulle agenzie e rilanciate dagli organi di stampa sono destituite di ogni fondamento». È quanto dichiarato dal Segretario Politico della Democrazia Cristiana Giuseppe Pizza. «Nella trasmissione radiofonica di Radio 24 - si legge in una nota - ho solo dichiarato che la Democrazia Cristiana per senso di responsabilità e rispetto delle Istituzioni dello Stato potrebbe decidere di rinunciare alla legittima richiesta di rinvio del voto facendo una campagna elettorale, che in soli dieci giorni non può essere che di testimonianza. Abbiamo combattuto una battaglia per il ripristino della legalità e dello stato di diritto, per riportare lo Scudo Crociato sulle schede elettorali - conclude - e certamente avendola vinta non rinunceremo ai nostri diritti".

IL CASO - Il caso era esploso dopo la riammissione della lista di Pizza alle prossime elezioni da parte del Consiglio di Stato. Decisione che - come confermato dal ministro dell'Interno, Giuliano Amato - rischiava di provocare uno slittamento delle elezioni. In mattinata era arrivata la conferma che il Tar del Lazio si pronuncerà nel merito della questione l'8 aprile. Ma lo stesso Pizza aveva dichiarato di essere pronto a una soluzione, politica, per evitare un rinvio, chiedendo però una «ammissione di errore» da parte del Viminale.

«NO» AL RINVIO - La possibilità ventilata dal ministro Amato di un rinvio del voto non era stata accolta di buon grado né dal candidato premier del Pdl, Silvio Berlusconi, né dal leader del Pd suo avversario, Walter Veltroni. «Faccio un appello alla Dc affinché abbia senso di responsabilità e rinunci alla richiesta di avere ulteriori giorni per la campagna elettorale», aveva detto il Cavaliere. Contrario allo slittamento anche Walter Veltroni. Durante il suo tour elettorale in Sardegna il leader del Pd aveva affermato «sarebbe un colpo di immagine gravissimo per il Paese».


fonte: corriere.it


...E IN ITALIA!!!...SI FA COSI!

A dividerli è solo qualche rampa di scale. Non servono incursioni segrete o coraggiose arrampicate sulle pareti. All’interno dei collegi universitari di Urbino — modellati sull’esempio dei campus americani — studenti e studentesse vivono a stretto contatto: dividono la mensa, la sala studio, gli spazi comuni. Le stanze, invece, sono separate in «blocchi»: da una parte i ragazzi, dall’altra le ragazze. O così dovrebbe essere. In realtà, le coppie che vogliono condividere l’alloggio — per una notte o anche per lunghi periodi — hanno vita facile. Basta bussare alla porta giusta. Insomma, le «stanze miste» — che molti college statunitensi hanno deciso di autorizzare—in Italia esistono, di fatto, da parecchio tempo. E non solo a Urbino.

«Qui è una cosa normale — racconta Sandro, 20 anni, uno dei giovani che stanno al collegio Tridente —. Anche se a me purtroppo non è ancora capitato». «So che non si potrebbe — conferma Michela, 22 anni — ma è la cosa più naturale del mondo». Tanto che, di fronte a certe irregolarità, si chiude quasi sempre un occhio. «Serve buon senso» spiega il responsabile Giuseppe Magnanelli. «Ragazzi e ragazze—afferma—hanno la possibilità di stare assieme per tutto il giorno. Di notte è diverso. Ma se becchiamo due studenti nello stesso letto, non scatta nessuna sanzione. Non siamo mica la Buoncostume!». E l’esempio americano? «Non spetta ame decidere, ma non sarei d’accordo ad autorizzare le stanze miste. È una questione di rispetto. Spesso le ragazze si lamentano perché, appena svegliate, trovano studenti in accappatoio che gironzolano per i bagni. Non è una bella cosa». E i ragazzi? «Loro protestano meno».


(da corriere.it)

UNO SGUARDO AGLI ALTRI: CAMPUS USA, CAMERE MISTE UOMINI E DONNE

NEW YORK — Il Boston Globe li ribattezza «l’ultima frontiera dei college Usa», una conquista a dir poco rivoluzionaria anche secondo i parametri tradizionalmente innovatori delle università americane. Si tratta dei dormitori misti, sempre più popolari nei college Usa, che oggi offrono ai loro studenti la possibilità di alloggiare in stanze con il sesso opposto. Negli ultimi anni più di 30 campus degli States hanno adottato quelle che nei dépliant vengono definite «gender-neutral rooms», stanze di genere neutro. Camere da letto dove per la prima volta ragazzi e ragazze possono coabitare. Con il beneplacito delle autorità accademiche.

Se fino a un paio d’anni fa il fenomeno riguardava solo le roccaforti dell’America progressista come l’Hampshire College, Wesleyan e Oberlin, ad adottarlo adesso sono anche istituzioni quali Dartmouth, Clark, Brown, Brandeis, U.Pen, Skidmore, Ithaca e Oregon State, mentre persino Harvard e Stanford si stanno muovendo per adeguarsi.

Secondo alcuni si tratta di una tendenza inarrestabile. «Riflette un mondo profondamente mutato in cui "genere" può voler dire molte cose », teorizza Denise Darrigrand, preside alla Clark. Nel suomodulo d’iscrizione il Dartmouth College spiega agli studenti interessati alle camere «gender-neutral» che «la nostra Università si impegna a fornire uno spazio accogliente e aperto a tutte le identità di genere, non solo a quelle tradizionali maschio-femmina».

Ma il trend non ha nulla a che fare col sesso, le università scoraggiano gli studenti romanticamente legati dal condividere le stanze. «Nella maggioranza dei casi i coinquilini sono semplici amici», spiega il Globe. Dietro la nuova moda ci sarebbe piuttosto il movimento di studenti gay, lesbiche e transessuali che da anni fanno pressione sulle autorità accademiche per convincerle ad eliminare le distinzioni di genere nell’assegnazione dei dormitori. Il motivo: si sentono più a loro agio nel condividere una camera da letto con persone di sesso opposto.

Ma ciò non impedisce a moltissimi eterosessuali di prediligere le stanze miste. «È una scelta platonica, dettata da affinità reciproche tra coetanei legati da interessi comuni», spiega Jeffrey Chang, lo studente di Clark fondatore della National Student Gender Blind Campaign che vorrebbe portare le camerate miste in tutti i college d’America. «Le vecchie regole universitarie presumono erroneamente che uomini e donne non possano vivere insieme se non come esseri sessuali—afferma Chang —. Ma così rafforzano l’oppressiva logica puritana ». Ma per i detrattori la promiscuità distoglie i ragazzi dallo studio. «È l’ennesima aberrazione della cultura politically correct — punta il dito Jason Mattera, portavoce di Young America’s Foundation, un gruppo di studenti conservatori —. Si vorrebbe eliminare la differenza tra uomini e donne». Ma le stesse critiche erano piovute alla fine degli anni ’60 quando nell’«Era di Woodstock» le università inaugurarono i «coed dorms», residenze miste dove ragazzi e ragazze alloggiavano insieme nello stesso edificio. Due decenni più tardi furono introdotti i «coed floors», con studenti e studentesse in stanze attigue. E più tardi toccò ai bagni «coed».

Che cosa dicono i genitori dell’ultimo cambiamento? «I giorni dell’ipocrisia sono finiti —replica Daviel Nelson, preside della Dartmouth College —. Mamma e papà non ci chiedono più di monitorare il comportamento sociale dei loro figli».

(da corriere.it)

ESAMOPOLI A BARI: SCOPPIA LO SCANDALO, ESAMI TRUCCATI - PROFESSORI ARRESTATI

NON SAPPIAMO PIU' SE INDIGNARCI O PRENDERE LA NOTIZIA PER QUELLA CHE E'. IL MALCOSTUME DEGLI ESAMI COMPRATI E' COSA TRISTEMENTE NOTA, MA SEMPRE SQUALLIDA E RIPUGNANTE.

(notizia da corriere.it e repubblica.it)


BARI - Un vorticoso giro d'affari (circa 50.000 euro in soli otto mesi) per la compravendita di esami e di tesi di laurea nella facoltà di economia dell'Università di Bari. Sei persone, tra cui due docenti universitari, sono state poste agli arresti domiciliari dai carabinieri del reparto operativo del capoluogo pugliese a conclusione delle indagini su "Esamopoli". Le misure restrittive riguardano un docente ordinario di matematica per l'economia dimessosi dopo l'avvio dell'inchiesta, un suo assistente, il capo segreteria di un dipartimento, un funzionario a riposo e due addetti alle aule. Agli indagati vengono contestati i reati di associazione per delinquere finalizzata alla concussione, corruzione, falso e rivelazione del segreto d'ufficio. I fatti contestati fanno riferimento al periodo compreso tra il 2005 e oggi.

FORMULA "ALL INCLUSIVE" - Le indagini hanno accertato che gli esami venivano venduti con formule "all inclusive" a cifre oscillanti tra i 700 euro per quelli più facili, ai 3.000 per i più difficili. Le vittime erano studenti italiani fuori sede e studenti greci, cioè coloro che incontravano maggiori difficoltà nel sostenere le prove. Dall'inchiesta emerge che uno studente ha sborsato 15 mila euro per superare una serie di esami anche perché - ha spiegato lui stesso ai militari - «chi accettava di pagare la prima volta cadeva nella spirale del malaffare e doveva pagare sempre, fino a quando decideva l'organizzazione». Le misure restrittive sono state emesse dal gip del tribunale di Bari Vito Fanizzi, su richiesta del procuratore Emilio Marzano e del sostituto inquirente, Francesca Pirrelli. Questi ultimi avevano chiesto al gip undici misure restrittive e sei provvedimenti interdettivi.

INCUBO MATEMATICA - Il docente di matematica arrestato, secondo l'accusa, arrestato aveva ordito un escamotage per permettere agli studenti di superare l'incubo dell'esame: bisognava frequentare un ciclo di lezioni private a pagamento (spendendo 3.500 euro) nell'Istituto Mediterraneo delle Scienze, presieduto dall'assistente del docente, anche lui finito in manette. Solo con l'iscrizione a quest'istituto - secondo l'accusa - veniva garantita la sistematica promozione non solo nella sessione d'esame ma nei confronti di più commissioni, comprese quelle di laurea. Inoltre, agli studenti - secondo i carabinieri - venivano fornite tesi di lauree già pronte, sottratte dagli archivi della facoltà di economia: le tesi venivano scannerizzate, veniva rifatta la copertina ed erano pronte per l'uso.


BARI - Sei persone arrestate. Un giro di affari bloccato. Scenario l'università di Bari. I carabinieri del reparto operativo hanno così chiuso 'Esamopoli', l'inchiesta legata a un vorticoso giro d'affari (circa 50.000 euro in soli otto mesi) per la compravendita di esami e di tesi di laurea nella facoltà di Economia dell'ateneo pugliese. Quella stessa facoltà in cui già nel 2006 era emerso uno scandalo dello stesso genere.

Le misure restrittive riguardano un docente ordinario di matematica per l'economia dimessosi dopo l'avvio dell'inchiesta, un suo assistente, il capo segreteria di un dipartimento, un funzionario a riposo e due addetti alle aule. A tutti vengono contestati reati quali l'associazione per delinquere finalizzata alla concussione, corruzione, falso, rivelazione del segreto d'ufficio.

I carabinieri hanno scoperto che per la vendita degli esami c'era un vero e proprio tariffario. Si passava dai 700 euro per quelli più facili, a più di 3.000 per quelli difficili. Le vittime erano studenti italiani fuori sede e greci, cioè coloro che incontravano maggiori difficoltà nel sostenere le prove.

L'esame di matematica, tanto per fare un esempio, si passava con un trucco. Bisognava frequentare un ciclo di lezioni private a pagamento nell'istituto
Mediterraneo delle Scienze, presieduto dall'assistente del docente. Si pagavano 3.500 euro e il gioco era fatto. Inoltre, agli studenti venivano fornite tesi di laurea già fatte, sottratte dagli archivi della facoltà di Economia. Le tesi venivano scannerizzate, veniva rifatta la copertina ed erano pronte per l'uso.

Dall'inchiesta emerge che uno studente ha sborsato 15 mila euro per superare una serie di esami anche perché - ha spiegato lui stesso ai militari - "chi accettava di pagare la prima volta cadeva nella spirale del malaffare e doveva pagare sempre, fino a quando decideva l'organizzazione".


UNINEWS: E' UFFICIALE PER IL PRESIDE DI LEGGE LOTTA A DUE, DI CATALDO-BARCELLONA. ELEZIONI L'8 APRILE



Sono Vincenzo Di Cataldo, 58 anni, ordinario di Diritto commerciale e attuale direttore della Scuola di specializzazione per le professioni legali "Antonino Galati", e Mario Barcellona, 63 anni, ordinario di Istituzioni di diritto privato, i due candidati alla carica di preside della Facoltà di Giurisprudenza per lo scorcio di triennio 2005/2006 - 2007-08 e per il triennio accademico 2008/09-2010/11.

La prima tornata di votazioni, per la quale occorrerà conquistare la maggioranza assoluta dei 95 aventi diritto (95 in totale: 81 tra docenti, assistenti e ricercatori confermati, 5 rappresentanti del personale, 9 rappresentanti degli studenti) si terrà martedì 8 aprile. Eventuali altre votazioni - sempre a maggioranza assoluta - sono fissate per il 15 e il 18 aprile. Se sarà necessario un ballottaggio, questo si terrà il 22 aprile.

I due aspiranti alla successione del preside dimissionario, l'ordinario di Diritto costituzionale Luigi Arcidiacono, che ha retto la facoltà per quasi due mandati, hanno presentato ieri pomeriggio i propri programmi nel corso di un'affollata seduta del consiglio di facoltà, convocata - come da regolamento generale d'Ateneo - dal Decano della facoltà, il prof. Manlio Bellomo, che ha voluto assicurare la massima partecipazione possibile, estendendo l'invito anche al personale tecnico-amministrativo, agli studenti e ai mezzi d'informazione.

"Riprogettare la facoltà di Giurisprudenza - ha affermato Di Cataldo - oggi è quanto mai difficile, poiché il panorama legislativo nazionale in materia di università è a dir poco confuso, le stese tradizionali professioni legali e tutti gli altri sbocchi occupazionali in generale sono in crisi". "Dobbiamo chiederci quindi a cosa serve oggi questa facoltà - ha proseguito, ponendo l'accento sulla carenza di aule, sul reclutamento dei docenti, "che condizionano pesantemente la nostra offerta didattica", sugli abbandoni e sulla necessità di potenziare l'orientamento e il tutorato. Per Di Cataldo, bisogna pensare anche a dei corsi di scrittura per i laureandi - "uno strumento decisivo per l'ingresso nel mondo del lavoro" - e a corsi in lingua straniera, con particolare riferimento agli studi giuridici: "Ma al tempo stesso, dobbiamo incoraggiare i nostri studenti e dottorandi a compiere esperienze all'estero e imparare a dare maggiore visibilità alla nostra ricerca

Barcellona ha ricordato i tempi in cui "la facoltà catanese, grazie anche ai suoi prestigiosi maestri di settori disciplinari fondamentali, svolgeva, almeno dalla metà degli anni '60, un ruolo sociale di primaria importanza, quello di offrire una prospettiva di ingresso nel mercato del lavoro a masse sempre crescenti di gioventù meridionale". Oggi, invece, è soprattutto il variegato mondo della formazione post-laurea, ha osservato il docente, che svolge il compito di selezionare e trasmettere le competenze professionali e di veicolare l'ingresso nel mondo del lavoro, "catturando di fatto i nostri laureati più ambiziosi. Non possiamo correre il rischio di perdere questa funzione di promozione sociale, e ciò passa soprattutto dalla capacità di avviare processi di internazionalizzazione, di ampliare l'offerta formativa post-laurea, potenziando anche la promozione dell'inserimento lavorativo, e rimodulando e rendendo più efficace, al tempo stesso, il percorso di studi pre-laurea".


Altri punti programmatici dei discorsi dei candidati sono stati infine dedicati alla valorizzazione del personale, al rapporto con gli ordini professionali, ai problemi delle strutture cittadine della facoltà e a quelli delle sedi decentrate, alla valutazione, alla governance e ai rapporti con il consiglio di facoltà e con l'amministrazione centrale dell'ateneo.

mercoledì 2 aprile 2008

REGIONE SICILIA: ELEZIONI AMMINISTRATIVE 15-16 GIUGNO

AMMINISTRATIVE SICILIA 15-16 GIUGNO - La giunta della Regione siciliana ha fissato la data per le elezioni amministrative nei Comuni e nelle province il 15 e 16 giugno, con eventuali ballottaggi il 29 e 30 dello stesso mese.


UNINEWS: ELEZIONI DEL NUOVO PRESIDE DI LEGGE



DA OGGI PARTE LA CAMPAGNA ELETTORALE PER ELEGGERE IL NUOVO PRESIDE DI GIURISPRUDENZA

ELEZIONI 08 - RIAMMESSA LA DC DI PIZZA, ELEZIONI RINVIATE??



Riammessa dopo sentenza Consiglio di Stato la DC di Giuseppe Pizza.
Il partito chiede l'annullamento del voto
per poter svolgere la campagna elettorale
(da "Il Sole 24 ore" 2 aprile 2008)

UPDATE - 13.05 02/04/2008

da corriere.it

ANCHE AMATO POSSIBILISTA SUL RINVIO DELLE ELEZIONI

ROMA - La riammissione della Dc di Giuseppe Pizza, decisa martedì dal Consiglio di Stato, potrebbe comportare un rinvio della data delle elezioni. A dirlo è il ministro dell'Interno Giuliano Amato che, ospite a Reggio Emilia per le commemorazioni di Camillo Prampolini, non ha escluso l'ipotesi.

DECISIONE CAUTELARE - «A noi - spiega il ministro - è stata notificata una decisione cautelare per la riammissione di un simbolo e quindi della presentazione di una lista, che potrebbe essere modificata da un giudizio di merito». Questa, prosegue Amato, «è una procedura non prevista dalla legge elettorale che può avere tempi indefiniti alla quale tuttavia bisogna conformarsi». E «quindi al momento non escludo che possa comportare un rinvio delle elezioni». Facendo chiarezza istituzionale sulla vicenda, Amato spiega che «la decisione finale di merito deve essere espressa dal Tar del Lazio, però è possibile che su questo si innesti un regolamento di giurisdizione da parte della Cassazione per valutare se i Tar sono o no competenti a intervenire nel procedimento elettorale». Un eventuale rinvio della data di elezione, conclude Amato, «spetta invece a chi ha definito la data delle elezioni e quindi a Governo e capo dello Stato».

IL CASO - In effetti, dopo l'ordinanza dei giudici di Palazzo Spada, la Dc di Pizza può tornare a 'correre' alle prossime elezioni. Ma avrà meno di 15 giorni per fare campagna elettorale, contro i 30 previsti per legge. Era stato l'ufficio elettorale del Viminale a bocciare per la prima volta, lo scorso 4 marzo, il simbolo della Democrazia Cristiana di Giuseppe Pizza, insieme a quello della Dc di Sandri. Tutti e due hanno però presentato ricorso in Cassazione, e l'8 marzo l'ufficio centrale elettorale, presieduto da Giovanni Pristipino, li ha respinti entrambi. Pizza si è rivolto a questo punto al Tar, sostenendo la illegittimità dell'esclusione. Il tribunale Amministrativo, però, a sua volta ha confermato la decisione della Cassazione. Quindi il ricorso al Consiglio di Stato, e la decisione che ha ribaldato le precedenti.


ELEZIONI 08 - LE REGIONI IN BILICO LIGURIA (1)



Tratto da "Il Sole 24 ore" di mercoledi 2 aprile, il primo di una serie di articoli che trattano le regioni chiave sulle quali si giocano le speranze di uno o l'altro schieramento politico nelle elezioni del 13 e 14 aprile.

SI PARTE DALLA LIGURIA


ELEZIONI 08 - DUELLO TV VELTRONI-BERLUSCONI (3) COSA DICONO I QUOTIDIANI











OLTRE AL LINK DELLA RASSEGNA STAMPA COMPLETA (CONSULTABILE NEL MENU' A DESTRA) ECCOVI UNA CARRELLATA DI TITOLI SUL "DUELLO" DI IERI SERA.

TRATTI DA LA STAMPA, REPUBBLICA, CORRIERE DELLA SERA, IL GIORNALE.

ELEZIONI 08 - DUELLO TV VELTRONI-BERLUSCONI (2) COSA HA DETTO VELTRONI


E' il turno del leader del Partito Democratico Walter Veltroni

WALTER VELTRONI (PD)

E' decisamente smart l'ingresso in scena, strette di mano, sorrisi, un "ciao" confidenziale ai giornalisti in studio, nei fatti è entrato un vecchio amico più che un politico da punzecchiare. A pochi istanti dalla fine della performance del suo "principale avversario" come è solito chiamarlo, tocca a Walter Veltroni prestarsi ai giornalisti nel primo confronto tv "virtuale" con Silvio Berlusconi, a Conferenza stampa su RaiDue. In studio Gianni Riotta (direttore del Tg1), Mauro Mazza (direttore del Tg2), Stefano Folli (Sole 24Ore), Marcello Sorgi (La Stampa) e la conduttrice Giuliana Del Bufalo (direttore di Rai Parlamento).

Il Cavaliere arriva nella sede Rai di Saxa Rubra cinque minuti prima della messa in onda sfidando il rischio-traffico a un soffio dal fischio d'inizio di Roma-Manchester allo stadio Olimpico. Veltroni è là mezzora prima. Salva la par condicio, i due non si sfiorano neppure. Nello studio, uno esce da una porta, l'altro entra dall'altra, come Alberto Sordi professor Tersilli medico della mutua. Tant'è che Berlusconi alla fine dice "avanti il prossimo, come dal dentista".

Una leggera abbronzatura valorizzata dal celeste chiarissimo della camicia, giacca scura sbottonata (Berlusconi in doppiopetto grigio fumo d'ordinanza), e cravatta blu con micro-fiorellini bianchi (anche il Cavaliere ne ha scelta una blu, ma con piccoli disegni Paisley bianchi profilati rosso-arancio), Veltroni scongiura il rischio di indossare una cravatta troppo simile a quella del suo "principale avversario", come accadde lo scorso febbraio quando il leader del Pdl fu ospite del Tg1 mentre, in contemporanea, il candidato premier del Pd registrava la puntata di Porta a porta.

"Il lavoro, soprattutto. Il leader del Pd tocca i temi centrali della campagna elettorale e ribadisce le priorità, legge elettorale, crescita economica, salari e pensioni e soprattutto il lavoro. Se Berlusconi aveva detto "non avverto l'allarme della sinistra che vede la precarietà come male assoluto della gioventù", lui replica deciso: "E' il dramma più grande del paese. Per i giovani il futuro è una minaccia, dobbiamo ridare loro speranza". Un cenno all'affondo del Cavaliere contro il Quirinale: "Attaccare il capo dello Stato è una cosa che ci riporta al quindicennio appena passato".

"Pensioni e salari, le risorse ci sono". Il risultato di un sistema politico "fondato sulla cultura della conservazione" in cui "da quindici anni si parla delle stesse cose" è che "l'Italia ha perso 11 punti di pil nel confronto con gli altri paesi, dove si è corso, e noi chiusi nel nostro recinto". Bisogna intervenire su prezzi, salari, pensioni e "l'extragettito può essere usato per detrazioni e aumenti, interventi che aiutino la domanda interna a riprendere e diano fiato al paese". Nessun aumento, poi, delle rendite finanziarie, "ma un intervento per mettere sullo stesso piano la tassazione sui conti correnti dei cittadini e certi benefit sulle stock option".

Compenso minimo e sostegno fiscale. In 23 paesi europei su 27, osserva Veltroni, "esiste il compenso minimo legale come noi lo proponiamo, così come proponiamo il sostegno fiscale alle imprese che stabilizzano i lavoratori. In Italia ci sono condizioni sociali inaccettabili, bisogna intervenire. Le imprese - continua - hanno il diritto di valutare i lavoratori attraverso l'apprendistato, ma non si può aspettare la reiterazione infinita dei contratti di collaborazione".

Le urgenze. Il leader del Pd passa in rassegna alcuni nodi del paese. Alitalia, ad esempio, "problema di lunga gestazione che è stato sul tavolo del governo tra il 2001 e il 2006, così come l'emergenza in Campania". Non crede "alla crocifissione" ma "a responsabilità diffuse, ciascuno deve guardare in casa sua". Quanto a Napoli, ribadisce: "Finché c'è un'emergenza è giusto che un'amministratore pubblico stia lì. Poi andrà pensata una fase di rinnovamento". Se la prende con il peso della burocrazia in Italia, ricorda che "è stato presentato un provvedimento per snellire la produzione legislativa". E quanto ai giovani, Veltroni ribadisce l'importanza "del talento e del merito". Torna sulla criminalità organizzata, citata nei giorni recenti: "Possiamo accettare passivamente che in Italia esistano mafia camorra e 'ndrangheta? Una condizione per lo sviluppo è che il Sud si liberi da queste succhiasangue".

"Incollati al Pdl. Vogliamo vincere". Non manca una valutazione, in termini di consenso, della differenza con il Pdl. "Eravamo partiti a settembre a ventidue punti di distanza, ora siamo lì a un'incollatura grazie alla nostra scelta di coraggio". "Vogliamo vincere, non perché sia il nostro obiettivo ma per una terapia di innovazione di cui l'Italia ha bisogno. Vincere non è un fine, ma un mezzo". E quella del "vincere perdendo", facendo raggiungere al Pd il 35% "non è che una teoria - taglia corto - noi vogliamo vincere".

(da repubblica.it)

ELEZIONI 08 - DUELLO TV VELTRONI-BERLUSCONI (1) COSA HA DETTO BERLUSCONI


Partiamo dallo sfidante (ma anche del piu' accreditato secondo gli ultimi sondaggi)

SILVIO BERLUSCONI (PDL)

Un grande sacrificio, per puro spirito di servizio. Così Berlusconi racconta il senso della sua nuova missione a palazzo Chigi ospite di "Conferenza stampa", ciclo di incontri che il Tg2 ha organizzato con tutti i candidati premier. "La sinistra, pur non avendo vinto nel 2006, ha messo le mani su tutti i poteri dello Stato e sulle istituzioni, dal Quirinale alla Corte Costituzionale" replica il Cavaliere a una domanda di Stefano Folli, editorialista del Sole 24 ore, che gli aveva chiesto con quale animo sarebbe tornato al governo visto che, tanto per dirne una, "il Quirinale è le forche caudine" (Berlusconi lo ha detto a Il Tempo). "Anche per questo - dice Berlusconi - oltre la pessima eredità che ci lascia la sinistra e la difficile congiuntura economica nazionale e internazionale sarà molto difficile governare ma il grande Partito della Libertà accetta questa sfida".

Non è più l'uomo dei miracoli. E neppure quello unto dal Signore. Se proprio bisogna andare a cercare un ruolo per il Silvio Berlusconi candidato premier 2008 forse il più azzeccato sarebbe quello di "salvatore della patria", l'uomo che si sacrifica per il bene del paese e perchè glielo chiede il suo popolo per cui è "insostituibile". Quindi eccolo qua, "pronto a governare con umiltà e spirito di sacrificio".

Studio con sfondo grigio, tavolo a onda laccato di rosso perfettamente in tinta con il tailleur di Giuliana Del Bufalo che modera, Berlusconi siede solo alla sinistra della giornalista e di fronte ai quattro giornalisti scelti per stuzzicare il Cavaliere: Stefano Folli, Gianni Riotta, direttore del Tg1, Mauro Mazza, omologo al Tg2 e Marcello Sorgi, editorialista de La Stampa.

Il look. Berlusconi ha seguito i consigli di Titti Simionetto, sacerdotessa della sua immagine, e ha disatteso quelli di Barbara, la figlia. Così ha lasciato il look scamiciato con sciarpe a pois e ha optato per un fresco di lana grigio con camicia azzurra e la cravatta blu con piccola fantasia di pois di Marinella. Nei cinquanta minuti a disposizione il Cavaliere non è mai sembrato in difficoltà.

Un perfetto moderato. Tono quasi dimesso, moderato nei toni e negli annunci, grazie anche a domande non troppo incalzanti (nessuno ad esempio ha chiesto, tagli a parte, dove saranno trovate le risorse per le ricette economiche), Berlusconi è sembrato perdere il sorriso solo un paio di volte. La prima quando Giuliana Del Bufalo gli ha ricordato la battuta alla ragazza precaria e lui, serissimo, ha spiegato di "non avvertire, contrariamente a quello che fa la sinistra, la precarietà come il male assoluto della nostra gioventù". Un po' in difficoltà, anche, quando alla fine si è ritrovato 2 minuti e 40 liberi per fare "un ultimo appello". "Non sapevo di questo spazio, chi verrà dopo di me sarà avvantaggiato" ha reagito un po' storto il Cavaliere che poi ha ovviamente e agevolmente riempito di parole quei minuti. La serata, regolamentata dalla par condicio, è infatti strutturata in modo tale che subito dopo Berlusconi entrerà "in scena" il segretario del Pd Walter Veltroni che siederà sulla stessa seggiola.

L'appello per il voto utile. E' stato fin dall'inizio il tema della campagna elettorale. E lo sarà fino in fondo. Anche stasera non poteva mancare ed è arrivato quasi subito. "Ci sono solo due forze in grado di governare il paese quindi non date voti che possono indebolire il Pdl" ripete il Cavaliere che aggiunge: "Un voto non dato nel centrodestra al Pdl significa un favore fatto a Veltroni, al centrosinistra e al Pd".

Obiettivi del progetto per l'Italia. Il Cavaliere elenca le priorità dell'azione del suo governo: "Abbattere il debito pubblico visto che gettiamo via ogni anno 45-50 miliardi in più degli altri paesi in interessi passivi; eliminare la burocrazia che ci costa il 50 per cento in più di quello che costa nel resto d'Europa; combattere l'evasione fiscale". Questi sono gli impegni che "affrontiamo con dovuta preoccupazione, molta umiltà e anche un po' di ottimismo".

"Larghe intese? Avremo la maggioranza". Il Cavaliere crede di poter vincere - "lo speriamo, ci proviamo" - e crede anche che avrà "la maggioranza in Senato". "Ma questo non toglie - aggiunge - che sulla riforma dell'architettura istituzionale o su una profonda riforma dell'ordinamento giudiziario - di cui c'è veramente tanto bisogno - non sarebbe opportuno fare un accordo bipartisan con l'opposizione". E siccome "molti punti del nostro programma sono stati saccheggiati dalla sinistra, non sarebbe male che quando questi punti arriverranno in aula la sinistra aggiungesse il suo voto al nostro, come noi abbiamo fatto con il nostro voto quando pensavamo che fosse nell'interesse del Paese".


"Adeguare le pensioni, taglio dell'Ici e detassazione degli straordinari". I giornalisti - "i miei gentili domandatori" ha detto alla fine ringraziandoli - non hanno insistito troppo sui temi economici. Il Cavaliere si è soffermato sulla precarietà che non considera "l'emergenza" del paese e dei giovani e sulle pensioni: "Occorre adeguare al costo della vita quelle sotto i mille euro al mese". Tra le altre misure per i più anziani, il leader del Pdl ricorda anche quella che permette a chi "assiste un familiare non autosufficiente di andare in pensione cinque anni in anticipo". Poi i punti del programma per combattere il carovita: abolizione dell'Ici sulla prima casa e detassazione degli straordinari. "Non servono miracoli - ha allargato il sorriso e la braccia il Cavaliere - basta una ricetta che funziona in tutte le economie liberali: meno tasse sulle famiglie e sulle imprese e subito aumentano i consumi e l'economia comincia a girare di nuovo".

"Sì ad Air France solo con pari dignità". La speranza è che l'accordo con Air France "fallisca" e se ne riparli dopo il voto "con gli imprenditori italiani fieri di mantenere italiana la compagnia". In alternativa "vada per un grande gruppo che mette a frutto le sinergie e dove ogni compagnia rimane padrona delle proprie attività e delle proprie decisioni". Solo in questo caso Berlusconi approverebbe l'accordo con Air France. Un accordo basato sulla "pari dignità".

No al boicottaggio dei giochi olimpici. La domanda arriva dal direttore del Tg1 Gianni Riotta, che fare con i giochi olimpici vista la situazione in Cina e in Tibet? Il Cavaliere è contrario al boicottaggio. Ma non è Bush e neppure Sarkozy e lascia la porta aperta a scelte individuali degli atleti in dissenso: "Nessuno può imporre agli atleti una scelta", perchè in una democrazia liberale "agire secondo coscienza è un imperativo categorico". D'altra parte sarebbe un errore "tagliare i rapporti diplomatici" con la Cina e i giochi possono essere l'occasione per portare "un pò di libertà" in un Paese che ha vissuto un periodo complesso di transizione. "Governare 1,3 miliardi di cinesi non è mica facile...".

Il Pd "liberali d'accatto" e Veltroni "l'uomo dei sogni". Alla fine Berlusconi si ritrova più di due minuti per un appello finale. Non se li aspettava e dopo una breve iniziale incertezza, snocciola cosa ha fatto la Cdl in cinque anni al governo. "Noi siano i veri liberali, loro sono stati fulminati come San paolo sulla via di Damasco. Credo che dei liberali di accatto siano meno credibili di chi liberale lo è da sempre e ci crede fino in fondo. La sinistra ha messo in ginocchio il Paese e noi diciamo rialzati Italia". La sinistra di Veltroni, a cui il Cavaliere riconosce doti di "buon comunicatore", è quella "dei sogni, delle parole e delle illusioni". La cosa certa è che il film preferito del segretario del Pd è "L'uomo dei sogni".

Divieto di battute. Ma alla fine... Il Cavaliere non se l'è tenuta. Così, quando Giuliana Del Bufalo gli stacca il cronometro e si alza in segno di saluto, Berlusconi commenta: "Avanti il prossimo, sembra di essere dal dentista...". La telecamera non stacca neppure le immagini, resta lì, il Cavaliere esce da sinistra, pochi secondi e Veltroni entra da destra. C'era una volta il duello in tv.

(da repubblica.it)



ELEZIONI 08 - DUELLO TV VELTRONI-BERLUSCONI

Ieri su Raidue è andato in onda il duello tv (in realtà in differita cioè prima ha parlato Berlusconi poi Veltroni) dei due principali candidati alla presidenza del consiglio. In questi post vi raccontiamo come è andata.

martedì 1 aprile 2008

REGOLAMENTO DIDATTICO D'ATENEO

Il Senato accademico dell'Università di Catania, nell'adunanza del 17 marzo 2008, ha approvato, con modifiche, la bozza del nuovo Regolamento Didattico di Ateneo esistata dalla Commissione Paritetica per la Didattica (in allegato), e si riserva di approvarne il testo definitivo nella prossima seduta del 21 aprile 2008.

In merito al documento, le facoltà possono formulare eventuali osservazioni e proposte.


CLICCA QUI PER SCARICARE LA BOZZA DEL NUOVO RDA



ELEZIONI 08 - SCUOLA: LE CIFRE DELL'ERMERGENZA, VELTRONI E BERLUSCONI EVITANO DI PARLARNE





Pubblichiamo integralmente l'articolo, uscito nell'edizione del 1 aprile 2008, di Gian Antonio Stella, editorialista del Corriere della Sera sulla condizione dell'universo scolastico odierno (ndr).

Coleotteri, astronavi, incunaboli... Si può fare una lista di una infinità di argomenti di cui Silvio Berlusconi e Walter Veltroni «non» hanno giustamente mai parlato in questa campagna elettorale. Quel che proprio non si capisce è come facciano a parlare così poco di scuola. Perché è lì, sulla scuola, che ci giochiamo tutto. Diranno: non è vero. E accuseranno i soliti giornali, le solite televisioni e i soliti cronisti di cogliere nei loro discorsi solo le battute del «teatrino della politica». Può darsi. Fatto sta che a incrociare nell'archivio dell'Ansa dell'ultimo mese i nomi dei due principali sfidanti traboccano le citazioni sull'Alitalia e la par condicio, le tasse e il comunismo, le alleanze e Ciarrapico e un mucchio di altre cose. Meno, salvo eccezioni, la scuola. Peccato: se c'è un'emergenza superiore ad ogni altra, da noi, è quella. Lo dicono i rapporti Ocse del P.i.s.a. (Programme for international student assessment) che ogni tre anni valutano la preparazione degli studenti quindicenni di tutto il mondo e che ci hanno visto affondare sempre di più fino a inabissarci nelle scienze al 36˚ posto su 57 Paesi passati al setaccio, coi ragazzi settentrionali che reggono il passo e quelli meridionali che sprofondano sotto i livelli della Turchia o del Messico. Al punto, per fare un solo esempio, che a una domanda banale come «perché sulla Terra c'è un'alternanza tra il giorno e la notte?» la risposta corretta («la Terra ruota intorno al suo asse») è data nelle isole da poco più di un allievo su quattro.

Lo dicono i bilanci degli ultimi lustri, che rivelano come, al di là dei volonterosi «bla, bla, bla» l'Italia abbia smesso da un pezzo di credere nella scuola tanto da aver tagliato dal 1990 al 2006 addirittura un sesto dei finanziamenti. Soprattutto a livello locale: regioni, province e comuni spendono oggi il 130 per cento in più che nel '90, ma se nella sanità hanno accelerato fino al 140, sull'istruzione hanno fatto il contrario stando al di sotto del 25 per cento rispetto all'aumento medio di cui dicevamo. Lo dice infine un dossier che gli specialisti di «Tuttoscuola», sconcertati dai silenzi sul tema nel dibattito elettorale, hanno messo insieme per incendiare il confronto questa mattina alla Camera tra la democratica Mariangela Bastico, viceministro dell'Istruzione, e l'azzurra Valentina Aprea, già sottosegretario al ministero dell'Università e della ricerca nel precedente governo delle destre. Dibattito organizzato e condotto dal direttore della rivista, Giovanni Vinciguerra. Un dossier allarmante. Che in un Paese serio non farebbe chiuder occhio agli aspiranti premier. A partire dalla fotografia dei drammatici contrasti fra i vari pezzi del Paese: «Più che di una scuola italiana, si deve parlare di tante scuole, diverse da Regione a Regione, da Provincia a Provincia. Le differenze sono rilevanti, a volte assurde, inspiegabili ». Province «con 100 computer per istituto e altre con 30». Aree «dove le graduatorie di istituto per le supplenze sono pronte entro il 1˚ settembre e altre dove dopo tre mesi si assiste ancora al carosello dei docenti sulle cattedre». Zone dove la capacità di trattenere i ragazzi che vogliono mollare è abissalmente diversa: «A Ravenna la dispersione nel biennio iniziale degli istituti professionali è dello 0,9%, a Crotone del 47,4%».

Per non dire delle cose minime, quelle che nei Paesi civili vengono date per scontate: «Il certificato di conformità dei Vigili del fuoco è posseduto dal 70% degli edifici scolastici di Forlì, solo dal 7% di quelli di Isernia». Insomma: centocinquanta anni «di centralismo amministrativo, fatto di migliaia di circolari, di riforme e controriforme, hanno prodotto un sistema di istruzione molto più disomogeneo, sul piano della qualità del servizio offerto e dei risultati ottenuti dagli allievi, di quanto si potrebbe supporre». Di più: alla vigilia di un cambiamento epocale, il federalismo scolastico previsto dalla riforma costituzionale del «titolo V» voluta nel 2001 dal centrosinistra col trasferimento di un mucchio di competenze e di poteri alle Regioni fin dal settembre 2009, fra un anno e mezzo, la svolta si annuncia sotto i peggiori auspici. Tanto più dopo i tagli finanziari agli enti locali di questi anni. Tagli messi in carico al sistema scolastico: «Le Province riescono a pagare per l'istruzione nell'esercizio di competenza solamente il 38% degli impegni di spesa assunti con deliberazione nel medesimo anno finanziario». Quanto ai Comuni capoluogo, le cose vanno anche peggio. Le spese «per la scuola dell'infanzia sono consistenti solo dove c'è una tradizione che va in questa direzione, come nel caso di Reggio Emilia, ma si abbassano fino quasi ad azzerarsi in altri casi, come quelli di Sassari e Caltanissetta, dove gli impegni per l'infanzia sfiorano appena lo 0,1% dell'impegno complessivo». Assurdo. Soprattutto in un Paese come il nostro che, povero di spazi e risorse energetiche, dovrebbe puntare tutto sulle intelligenze. Su quella che Carlo Carboni in «Elite e classi dirigenti in Italia» chiama la «manutenzione del capitale umano».

Gli studi dell'Ocse e della Commissione europea non lasciano dubbi: occorre investire sulla testa delle persone. «Risulta infatti che se si aumentano dell'1% gli investimenti del settore produttivo si ottiene, sul lungo periodo, un aumento del prodotto pro-capite dell'1,3-1,5 per cento. Se parallelamente si innalza di un anno il livello medio di istruzione della popolazione in età di 15-64 anni, nel medesimo periodo s'ottiene un aumento del 3,8-6,8%». Bisogna crederci, però. Ricorda il dossier che il divario tra le abilità informatiche di un adulto e di ragazzo, in un Paese come l'Italia in cui oltre la metà degli abitanti con più di sedici anni confida di non aver «mai usato un computer», si allarga drammaticamente: «Si calcola che il gap tecnologico che esiste oggi tra una persona anziana e il proprio nipote è molto più consistente di quello che c'era una volta tra un anziano completamente analfabeta e il nipote che andava a scuola». Di più: «Se tra noi e gli antichi romani ci separano circa cinquanta nonni, si può sostenere che non ci sia mai stato in tutto questo arco di storia un gap tanto ampio tra un nonno e un nipote come quello di oggi e dei prossimi anni». Ci vorrebbe una scuola all'altezza.

Ma può esserlo, se un insegnante su due (solo nove anni fa erano poco più di un quarto: 27%) ha oltre cinquant'anni? Se ogni tentativo di introdurre qualche incentivo per i più bravi è stato bloccato da furenti rivolte di piazza («Dopo vent'anni di scuola chi ha diritto di valutarmi: chi?»), frustrato da mille distinguo sindacali o peggio ancora affogato nelle sabbie mobili del rinvio? Se lo scellerato scambio contrattuale («Io ti pago poco ma ti chiedo poco») ha finito da una parte per umiliare lo Stato ormai paralizzato in ogni possibilità di selezionare i suoi docenti e dall'altra per umiliare i docenti che nella scuola per l'infanzia, se hanno meno di otto anni di anzianità, sono pagati ormai 14 euro e 60 centesimi l'ora, cioè quanto una baby sitter? Se i «disabili» vengono moltiplicati per poter moltiplicare poi gli insegnanti di sostegno? Se «l'analisi delle 3.347 richieste di inabilità al lavoro presentate alla Asl di Milano dal gennaio 1992 al dicembre 2003 mostra che l'incidenza delle patologie psichiatriche sul totale è del 49,8% per la categoria degli insegnanti, del 37,6% per gli impiegati, del 28,3% per gli operatori sanitari e solo del 16,9% per gli operai» quindi che «il mestiere dei maestri e dei professori è oggi il più usurante dal punto di vista psicologico-psichiatrico»? Per non dire dei bidelli, che sono un po' la prova di come da decenni la precedenza non venga data agli utenti (gli studenti e le loro famiglie) ma alla massa informe del «personale scolastico».

Dice il dossier di «Tuttoscuola» che, mentre in altri Paesi come il Giappone, la Finlandia o la Spagna «il compito di tenere puliti i banchi, le aule e i corridoi delle scuole fa parte dei normali doveri degli stessi allievi» che anzi imparano subito a rispettare la proprietà collettiva, ci sono da noi più bidelli che carabinieri nelle caserme: 167 mila. «Ma un altro dato colpisce di più: ce n'è uno ogni 2,2 classi. Per un costo complessivo per lo Stato che sfiora i 4 miliardi di euro all'anno». E il bello è che, nonostante costino mediamente «367 mila euro l'anno a istituto», da molte parti hanno costretto le scuole ad assumere part-time, due ore al giorno, delle «scodellatrici». Addette solo a mettere nel piatto dei bambini il cibo che arriva già cotto. Perché, direte voi, non scodellano loro? «Ah, no! Nel contratto c'è scritto...»


UNINEWS:SALONE DELLO STUDENTE


DAL 5 AL 8 MAGGIO AL CENTRO FIERISTICO "LE CIMINIERE" NUOVA EDIZIONE DEL SALONE DELLO STUDENTE.

Questo blog seguirà, come fatto per altre manifestazioni d'ateneo, molto attentamente il Salone con articoli, video, foto e tanto altro (ndr)

UNINEWS: Università: Preiscrizioni on line dal 28 marzo al 28 aprile

Gli studenti iscritti all'ultimo anno della scuola secondaria superiore, interessati all'accesso ai corsi di laurea universitari, alle scuole superiori per mediatori linguistici, ai corsi delle istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica, ai percorsi di istruzione e formazione tecnica superiore ed ai percorsi formativi universitari delle accademie militari e navali, possono preiscriversi, dal 28 marzo al 28 aprile 2008, utilizzando un apposito modulo ad accesso libero presente sul sito del Ministero dell'Università e della Ricerca scientifica.

Il modulo può essere compilato presso la propria scuola anche avvalendosi dell'aiuto dei professori, presso le Istituzioni di Istruzione superiore o attraverso qualunque altra postazione collegata con la rete Internet.

Gli studenti possono indicare, in ordine di priorità, fino ad un massimo di tre corsi anche di Istituzioni superiori diverse. La preiscrizione è finalizzata prioritariamente alla predisposizione e alla fruizione di iniziative e attività di orientamento, nonché alla programmazione dell'offerta e dei servizi destinati agli studenti da parte delle Istituzioni formative interessate.